Arte in Gravidanza (titolo provvisorio)

Terapeutica Artistica in un reparto di Patologia della Gravidanza

Il progetto nasce dalla collaborazione fra il corso di Specializzazione in Terapeutica Artistica, attivo presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera, e il Centro Psiche Donna, realtà operante sul territorio attenta alle problematiche psichiche femminili ed ambulatorio dedicato ai problemi psicopatologici della maternità.

Da aprile 2010 l’intervento di terapeutica artistica nel reparto di Patologia della Gravidanza, presso l’ospedale Macedonio Melloni, è sostenuto da un gruppo di artiste terapiste e tirocinanti seguito dalla direttrice del corso accademico prof.ssa Tiziana Tacconi.

Il progetto in atto è la risposta all’evidente necessità, rilevata dagli operatori del Centro Psiche Donna, di fornire un supporto utile ai percorsi terapeutici forniti alle loro gestanti. Un’opportunità per prendere coscienza del loro tempo interno attraverso attività mirate al sostegno delle cure in corso. Dai sopralluoghi effettuati in reparto, è stato individuato un bisogno comune anche per la popolazione di future mamme ricoverate presso il reparto di Patologie della Gravidanza. Un reparto frequentato in prevalenza da donne non necessariamente affette da problemi psicopatologici, ma in stati fisici problematici rispetto alla gravidanza in corso.

E’ risultato evidente, infatti, uno stato di tensione e sospensione di sé nell’attesa di visite mediche, responsi a esami clinici, attesa dei parenti  o dell’attenuarsi dei dolori fisici.

 In generale, “Fermarsi” per sentire il proprio tempo interno è un bisogno sempre più urgente in questo tempo storico-sociale. Un momentaneo ricovero in ospedale durante la gestazione, per una donna è sicuramente un impedimento al naturale svolgersi di un periodo per lei creativo. Soggiornare nel reparto, anche per un solo giorno, le porta ad una condizione psicoemotiva critica, che sicuro non giova alla gravidanza in corso. Si è rivelato spesso uno stato depressivo di chiusura verso se stesse e la difficoltà di relazione con l’altro.

Calibrando le modalità operative sulle delicate e problematiche circostanze del luogo “ospedale” e dell’utenza, il gruppo di artiste terapiste ha ideato un intervento adatto ad accogliere la richiesta del centro. Attraverso il “fare artistico” si è portata una possibilità di trasformazione dello stato psicoemotivo delle gestanti ospitate nel reparto.

Anche in questo progetto la scelta metodologica si è orientata verso l’uso dell’opera condivisa, adatta per accogliere la partecipazione di ogni persona avvicinata al progetto. In questo caso, anche soluzione utile alle problematiche di tempi e difficoltà ad operare in un luogo dove è fortemente limitata la partecipazione continuata dell’utenza. La scelta di utilizzare i tessuti, inoltre, ha risolto il difficile impedimento dato dall’uso di materiali non conformi alle condizioni dettate dal contesto ospedaliero.

L’opera condivisa è un modo di operare studiato per accogliere l’intervento di più individui in un unico risultato. Perdendo la paternità del singolo autore diviene essa stessa soggetto. Il processo di creazione dell’opera avviene nello scambio orizzontale fra artista terapista e utente o più utenti, nella condivisione e nella collaborazione fra le persone coinvolte. Questa metodologia rispetta la singolarità e ne impiega le potenzialità in un percorso collettivo e partecipato, senza snaturare le individualità.

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